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Una cosa che mette in difficoltà delle edizioni in lingua giapponese, è l'abitudine dell'editore di non fornire la data di prima edizione ma solo quella dell'edizione corrente.
Così ci si trova per le mani un Ninja Bugeicho di Shirato Sanpei (白土三平) datato 1997. Improbabile.
Si è un po' più fortunati cone le edizioni antologiche dedicate a un autore in particolate. Parlando di Tsuge Yoshiharu (つげ義春), per esempio, la raccolta dei suoi lavori giovanili riporta la data di prima pubblicazione di ogni racconto o striscia ristampata.
Per quanto riguarda Shirato Sanpei, ci viene incontro il sito ufficiale dell'autore: Ninja Bugeichou è stata realizzata tra il 1959 e il 1962; insieme alle "Ninja senpuu series", cominciate nel 1959 e conclusesi nel 1966, costituisce il primo nucleo di opere realizzate da questo autore (metre l'opera di debutto è Kogarashi Kenshi datata 1957).
Tsuge Yoshiaru è un autore che nella propria carriera (tutt'ora in corso come quella del collega Shirato) ha attraversato numerosi generi, tra i quali il fumetto di ninja.
La sua produzione abbraccia sia il fumetto d'intrattenimento per ragazzi che racconti di una durezza esemplare.
Le sue storie di cappa e spada datate 1960 non sono meno crude, visivamente, di quelle dei colleghi Saitou e Shirato.
Saito Takawo (さいとう たかを), prima di cominciare l'interminabile saga di Golgo 13, s'è prodotto anch'egli in alcune opere con al centro della vicenda samurai e ninja. Uno dei primi ad affrontarli nel modo che è tipico del gekiga a dire il vero. "Kankuru" e "Shura no mai" (La danza del massacro) sono ambedue datati 1956.
Naturalmente i racconti degli autori che ho citato non sono stati i primi a narrare le gesta di samurai e ninja nel medioevo nipponico.
Quello che hanno introdotto gli autori di cui sopra è intrattenimento per adulti: nessuna o pochissime concessioni all'umorismo, mai di stampo "tezukiano", crudezza nelle immagini, maggior spazio alla psicologia dei personaggi e, se vogliamo, riferimento a fatti storici con approccio di critica sociale.

Inaugurata ieri, 20/11, la mostra "Masters of american comics", presso il Museum of Contemporary Art (MOCA) di Los Angeles in collaborazione con UCLA Hammer Museum.
Esposte una notevole serie di tavole, pagine di giornale d'epoca e "comic book" realizzati da nomi di prima grandezza del fumetto americano: Winsor McCay, Lyonel Feininger, George Herriman, E.C. Segar, Frank King, Chester Gould, Milton Caniff, Charles Schulz, Will Eisner, Jack Kirby, Harvey Kurtzman, R. Crumb, Gary Panter, Chris Ware, and Art Spiegelman.
Il materiale della prima metà del '900 è esposto presso il Museo Hammer, mentre al MOCA è possibile vedere opere realizzate dal 1950 in avanti.
La mostra resterà aperta in ambedue le sedi espositive fino al 12 marzo del prossimo anno. Chi non potesse recarsi in California per visitare l'evento, potrà consolarsi con il catalogo edito da Yale University Press, facilmente reperibile sulla amazon americana a circa 30 dollari; decisamente più accessibile che un viaggio negli USA.

Cinema

Libri
Diversi quotidiani online nipponici, tra i quali Mainichi Shinbun e Nikkei NET, riportano la notizia che l'azienda californiana CBM (Comic Book Movies) sarebbe interessata a portare sul grande schermo alcuni dei fumetti di Ishinomori Shotarou, tra i quali Kamen Raider e Cyborg 009.
Gli accordi raggiunti tra l'ufficio "d'oltremare" di Ishinomori Pro e CBM prevedono il primo film per il 2008. CBM ha prodotto numerosi film tratti da fumetti tra i quali "Batman Begins".

Comic Beam (Enterbrain!), rivista riferimento del "underground" giapponese, festeggia il decimo anno dal debutto con un numero speciale, datato 12/2005, in vendita da un paio di giorni. Gran parte degli autori a "rapporto" per festeggiare l'evento, tra i quali: Yamakawa Naoto (Coffee mou ippai), Hanyunyuu Jun (Koi no mon) e Usune Masatoshi (Sunabouzu). http://www.enterbrain.co.jp/jp/p_pickup/2005/beam/

Fumetti

Animazione
L'annuncio è stato dato all'inizio di questa settimana. Dopo la riuscita incarnazione cinematografica, Hellboy, creatura di Mike Mignola, si appresta a diventare una serie animata per la TV.
Ad occuparsi della realizzazione della serie, i Film Roman Studios; oltre alla serie TV, annunciata una "direct-to-DVD feature", serie diretta al mercato dell'home video.
Per chi è interessato (e conosce la lingua inglese), è stato aperto un "production blog" sul quale si possono già vedere alcune immagini di sfondi e del personaggio principale, oltre a leggere curiosi aneddoti sulla genesi della serie. Che, chi scrive, propose tempo addietro alla Casa del Topo con risultati scontati...
Produttore e regista, Tad Stones (Darkwing Duck, Atlantis: Milo's return, Buzz Lightyear of star command), fuoriuscito Disney; come collaboratori ci saranno anche il regista del film, Guillermo Del Toro, e il papà di Hellboy, Mike Mignola. La serie è prevista per il tardo 2006, inizio 2007.

Animazione
Flash Gordon, l'eroe, è uno sportivo bello e aitante. Vince con l'utilizzo della forza fisica e del proprio spirito indomito piuttosto che con l'utilizzo dell'intelligenza e dell'astuzia.
Indossa un completino colorato da "fenomeno da baraccone" e anche i suoi nemici sono vestiti in maniera colorata ed eccentrica; oppure sono costretti ad andarsene in giro in mutande, o mutandoni e petto nudo, scienziati panciuti inclusi.
Non è certo "realismo" che si deve chiedere a un fumetto dove un giocatore di polo si rivela un guerriero eccezionale in grado di battere a mani nude esseri che fanno della guerra la loro vita.
Sbucato fuori dal pulp, da quel John Carter da Marte di E.R. Burroughts scritto due decenni prima, in più c'è il paese natio (la Terra) sotto la minaccia di una forza aliena (il pianeta Mongo e il suo imperatore dalla fattezze orientali) che sposta le azioni del protagonista verso l'ottica di quelle del super eroe. Proto super eroe con tutte le caratteristiche benché non abbia alcun
potere, rientra nella fantascienza e non ancora nel poliziesco e nella detective story.
Il fumetto disegnato da Alex Raymond mostra alla grossi limiti nella caratterizzazione dei personaggi. Tuttavia devo dire che, essendo fumetto puramente d’intrattenimento senza pretesa alcuna (niente noiosissimo “dialogo interiore” insomma), non risulta sgradevole, ricalcando i personaggi tipici dell‘immaginario di allora.
Abbiamo quindi due tipi (stereotipi) di personaggio femminile: il primo, la principessa da salvare, Dale Arden, sostanzialmente indifesa e passiva in linea con l'idea di femmilità di allora; "diva del muto" che tutti intendono sposare dopo il primo sguardo, alla quale viene data come unica "arma" il proprio fascino.
Tutto perfettamente in linea con i tempi, ora sarebbe bollato come ipocrita ed "educativo"; le prigioniere si devono sposare prima di poterle violentare.

Naturalmente ai personaggi femminili è concesso solo l'amore come emozione, anche verso chi le costringe in un harem. "Amore" è molla di tutte le azioni, anche quelle che sembrerebbero dettate da altro tipo di intenzioni, certamente meno "nobili".
Il secondo tipo di personaggio femminile, la fiera Principessa aliena, un po' Jo di "Piccole donne" un po' Rossella O'Hara, figlia disobbediente e ribelle di un sanguinario imperatore, con il chiodo fisso, anche lei, del matrimonio.
Limitatezza estrema nella psicologia dei personaggi quindi, non solo quelli femminili.
Presto (prestissimo) la Terra e la minaccia di Mongo sono dimenticate rientrando nei canoni dello Sword and Sorcery e del pulp in genere.
La conquista delle donne comprimarie e di nuove terre diventano la molla che fa scattare i protagonisti maschili.
Tutto si riduce a maschi che combattono tra loro e con mostri orribili, inseguendo le femmine che vogliono sposare; e femmine che vengono contese, spostate come pacchi sospirando languide al pensiero degli uomini che amano.
Riassumibile nelle due battute: "Oh, my darling... I feel so safe in your arms... they're so strong, yet so tender", "These arms were meant to hold and protect you and, by heaven, they will, as long as they have life" (“Oh, caro, mi sento così sicura nelle tue braccia… il tuo abbraccio è così forte e così tenero“ “Queste braccia sono fatte per proteggerti e, per gli dei, lo faranno
finche in esse ci sarà vita”) e in qualche cazzotto.
Non si deve comunque chiedere di più ad un fumetto tutto azione, romanticismo a buon mercato e intrattenimento come questo, legato indissolubilmente ai gusti all'immaginario e alla cultura del tempo nel quale è stato scritto.


Coffe mou ippai (Ancora una tazza di caffé) è il titolo (tradotto) della canzone di Bob Dylan: "One more cup of coffee".
Yamakawa Naoto non nasconde il suo amore per la musica del cantautore americano e neppure l'ispirazione che ne trae.
A pensarci bene, la struttura del volume intitolato "Raccolta di canzoni da fischiettare" e di questo volume, il primo di una serie tutt'ora in corso sulle pagine del Comix Beam di "Enterbrain!", sembra essere ricalcata sul modello dell'album musicale; in particolare nella serie in esame, inevitabilmente più programmatica della precedente raccolta di "brani giovanili".
Una serie di racconti più o meno della stessa durata che ruotano attorno alla tazza di caffé; lungo, americano e bevuto nero per assaporarne tutto l'aroma.
Dolceamare sono le storie che racconta Yamakawa, pescando con ogni probabilità nella propria esperienza di vita.
Ricorrenti i personaggi: il mangaka, il suonatore di strada; confermata la centralità della coppia nella maggioranza dei racconti, sia nella presenza che nella sua assenza.
Nuovo l'attingere da parte dell'autore alle esperienze dell'infanzia.
Inoltre Yamakawa prova ad esplorare il racconto di fantasmi e il folklore locale per narrare la storia di un gatto perduto divenuto l'amico Nyantarou (nyan è "miao", tarou conclude spesso i nomi maschili), trasformista che per ringraziare il padrone dell'ospitalità lo invita a bere un caffé nella caffetteria della "coda di gatto".
I racconti che compongono questo volume sono talvolta non all'altezza di quelli raccolti in "Raccolta di canzoni da fischiettare"; si rileva di tanto in tanto l'autore cadere in quella che parrebbe essere una banale vena nostalgica.
Tuttavia Yamakawa dimostra che, se forse la scelta di un tema comune per tutti i racconti ha un poco penalizzato, non ha certo perso il tocco e l'abilità già dimostrata. Basti, su tutti, citare il racconto "Babilon Saihou", viaggio con gli occhi incantati di un bambino
alla scoperta della vita privata del padre, separato dalla madre.
Da notare in Yamakawa, che non ostante abbia in comune con alcuni dei colleghi americani ed europei lo sguardo sulla solitudine e la sofferenza esistenziale, oltre ad essere intimamente giapponese nell'approccio questi temi lo è anche nel modo di far fumetto, con
scelte di "montaggio" che avvicinano la narrazione al cinema anche se d'azione, nei suoi fumetti, non ve n'è traccia.
Confermato un Yamakawa in piena controtendenza con buona parte dei colleghi, che senza indulgere in eccessi visivi racconta della vita umana. Tuttavia è da rilevare il carattere molto personale dei racconti che raramente toccano il sociale come succede per il "teatro dell'orrido" di Maruo Suehiro.
Seppur i racconti in questo volume hanno qualche occasionale, lieve caduta di stile, "Coffee mou ippai" rimane una lettura interessante, che talvolta riesce ad incantare.

C'era una volta "Moetan": corso di preparazione all'esame d'inglese nel quale si veniva aiutati nello studio ed incitati dalla bella e bidimensionale Inkchan, ragazzina "moe" secondo i canoni attuali del gusto di buona parte degli otaku nipponici. Esperimento riuscito che diede vita a una sorta di seguito (se così lo si può chiamare, si tratta sempre di un libro di testo). Esempio che pare anche altri siano seguendo.
Coremagazine ha recentemente presentato "Moeru diet", una dieta dedicata al popolo otaku sovrappeso; un libro di cento pagine con tanto di CD con la voce registrata dell'istitutrice di turno, della quale si può sentire un esempio sul sito ufficiale: http://www.coremagazine.co.jp/moerudiet/ (clickando sul simbolo dell'altoparlante).

A dilà della sopresa divertita di fronte a una pubblicazione del genere, credo in fondo si tratti della seplice "localizzazione" ad un pubblico molto specifico della mania nipponica per i manuali.
Che dire, poi, della "DaOtaku fashion guide"?
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