Fumetti

Avete presente le Bratz? Immaginatele un po' meno "brat" (un po' meno stronze insomma) e otterrete le Pinky:st di Vance project.

Perché vi parlo di tutto questo? La linea Pinky:st è distribuita nel circuito dei negozi di modellismo e dei negozi come il famoso Toranoana, particolarmente conosciuto come paradiso della fanzine per adulti (anche se non vende solo quello); tutti negozi con un pubblico adulto e, soprattutto, quasi esclusivamente maschile.
Per di più è stata realizzata una serie a fumetti intitolata "Pinky:comic", più precisamente una serie di 4koma (striscie umoristiche composte da quattro vignette montate in verticale), realizzata da Yasuda Suzuhito e pubblicata su Comic Gum, rivista rivolta ad un pubblico maschile specializzata in "moe".

Quindi, non ostante la grafica molto pop e molto "rosa", il target di questa serie di "figures" smontabili, alle quali è possibile cambiare abiti ed accesori, sembra essere proprio il maschio adulto.
Un esperimento azzardato? A quanto pare no: i giocattoli hanno avuto molto successo, anche grazie all'effetto "collezionismo" e alla collaborazione di designer come Murata Range. La realizzazione di un fumetto dedicato è ulteriore conferma che l'intuizione dei produttori era buona...
Travolgente successo di critica, tenuto in grande considerazione dagli addetti ai lavori, pessimi risultati al botteghino. Quello che sembra essere uno dei film d'animazione più interessanti degli ultimi anni rischia di passare del tutto inosservato.
Mind Game, di Masaaki Yuuasa, prodotto dallo studio 4°c, si legge nella recensione di Joshua Smith pubblicata su CartoonBrew essere il probabile primo prodotto animato della psichedelia giapponese (che nulla ha a che vedere con la psichedelia occidentale naturalmente) realmente rappresentativo. Realizzato con tecniche diverse e con una miscela di stili diversi che vanno dall'iconico giapponese a design che ricordano alcune serie americane più o meno recenti, all'animazione sperimentale, incorporando talvolta riprese dal vivo (usate come materiale per l'animazione); Mind Game parte come un film "normale" e in un crescendo diventa un caleidoscopio di cortometraggi più o meno slegati tra loro in un'esperienza che il recensore definisce "travolgente".


Masaaki Yuuasa è al debutto registico sui lungometraggi con questo Mindgame ma è tutt'altro che un personaggio "nuovo". In attività come animatore dai primi anni '90, nel suo carnet, in ordine sparso, il pilota di "Nanchatte Vampirians" (Vampiriani in Italia, serie in mano a Shinvision) come regista, l'umoristico "Crayon Shinchan", i cortometraggi "Cat soup" e "Noiseman Sound Insect ", "Tonari no Yamadakun" e "Samurai Champloo".

Mind Game è tratto da un fumetto, realizzato da Robin Nishi. Afferma il regista Yuuasa, in questa intervista rilasciata alla rivista fps magazine, come l'originale cartaceo sia aderente al lungometraggio animato per quanto riguarda la "regia", poiché concepito in maniera completamente "spontanea" (con una buona dose di "caso", quindi?). Questo rende interessante anche dare un'occhiata al lavoro di Nishi, oltre che alla "trasposizione animata", se così la si può chiamare.
MInd Game, il lungometraggio, è disponibile in DVD edito da Big Time Entertainment, al costo si 4700yen (sottotitoli in inglese). Il fumetto di Robin Nishi, volume unico, è edito da Asukashinsha ed è venduto a 2200yen. Sul sito di amazon.co.jp è visibile un trailer, formato WinMedia, in due misure: 56k e 300k. Qui.
In arrivo il "Wonder Festival 2005", spesso abbreviato in "Wanfes", manifestazione di modellismo che si tiene al Tokyo Big Sight, sull'isola artificiale di Oodaiba, in Tokyo.
Come ogni manifestazione che si rispetti, anche il Wanfes ha le sue mascotte e, naturalmente, il merchandising legato alle stesse. Quest'anno: non uno ma due modellini, realizzati da Kayodo, delle testimonial virtuali dell'evento in due confezioni diverse contenenti una bottiglia di te Suntory e uno dei due modelli ognuna.

Le mascotte, Wandachan (Wonderchan) e Risettochan (Resetchan), sono, come vogliono i gusti del pubblico, due ragazzine molto kawaii e, dice l'articolo di presentazione, anche un poco "ecchi"... sarà...

Per chi sarà da quelle parti, il Wonder Festival 2005 si terrà il 25/8. Il sito ufficiale dell'evento: http://www.kaiyodo.co.jp/wf/
Fumetti

Anime

Per chi non lo avesse ancora visto; il video così come la canzone che accompagna, "agosto" dei Perturbazione, sono piuttosto vecchi. Tratto da “Paroles en l'air” dell'animatore francese Sylvain Vincendeau, merita sicuramente una visione.
Il video, in formato Quicktime, è visibile da qui: http://www.perturbazione.com/launchvideo.htm
Ecco i vincitori degli "Eisner Awards 2005" assegnati alla Comic Con di S. Diego, chiusasi il 17 luglio:
Miglior storia breve: "Unfamiliar," di Evan Dorkin e Jill Thompson, in "The Dark Horse Book of Witchcraft", Dark Horse.
Miglior "singola uscita": Eightball #23: "The Death Ray," di Dan Clowes, Fantagraphics.
Miglior storia serializzata: Fables #19-27: "March of the Wooden Soldiers," di Bill Willingham, Mark Buckingham e Steve Leialoha, Vertigo/DC.
Miglior serie: The Goon, di Eric Powell, Dark Horse.
Miglior mini serie: DC: The New Frontier, di Darwyn Cooke, DC.
Miglior serie nuova: Ex Machina, di Brian K. Vaughan, Tony Harris e Tom Fesiter, WildStorm/DC.
Miglior pubblicazione per ragazzi: Plastic Man, di Kyle Baker e Scott Morse, DC.
Miglior pubblicazione umoristica: The Goon, di Eric Powell, Dark Horse. (e due!)
Miglior antologia: Michael Chabon Presents The Amazing Adventures of the Escapist, compilata da Diana Schutz e David Land, Dark Horse.
Miglior fumetto digitale: Mom's Cancer, di Brian Fies.
Miglior "Graphic Album", nuovo: The Originals, di Dave Gibbons, Vertigo/DC.
Miglior "Graphic Album", ristampa: Bone One Volume Edition, di Jeff Smith, Cartoon Books.
Miglior collezione: The Complete Peanuts, compilata da Gary Groth, Fantagraphics.
Miglior edizione U.S.A. di materiale straniero: Buddha, vols. 3-4 di Osamu Tezuka, Vertical.
Miglior scrittore: Brian K. Vaughan, Y: The Last Man, Vertigo/DC; Ex Machina, WildStorm/DC; Runaways, Marvel.
Miglior autore: Paul Chadwick, Concrete: The Human Dilemma, Dark Horse.
Miglior autore umoristico: Kyle Baker, Plastic Man, DC.
Talento che merita un maggior riconoscimento: Sean McKeever (A Waiting Place; Mary Jane; Inhumans; Sentinels).

Anime
Spesso nei punti d'inizio ci s'inciampa per caso.
Quello che è alcuni ritengono essere il primo rappresentante del fumetto di scuola giapponese è "Shouchan no bouken", "Le avventure di Shouchan", del duo Kabashima Ryosuke, ai disegni, e Oda Nobuhiro, alla sceneggiatura.
Pur avendo una forte tradizione locale di narrazione e comunicazione per immagini e parole", il fumetto, prima come vignetta e poi come striscia, è giunto in Giappone intorno alla metà dell'ottocento con riviste come il "The Japan punch" dell'inglese Charles Wirgman, mirato alla piccola comunità di stranieri residenti a Yokohama.
Importate dall'occidente erano, appunto, vignette e strisce dal tenore umoristico e satirico (forse uno dei pochissimi esempi di satira talvolta politica nel fumetto in Giappone).
Mirato ad un pubblico di bambini, pubblicato in strisce, a partire dal 1923, sul tabloid Asahigraph con il titolo di "Shouchan no bauken", dallo stesso anno anche sull'Asahi Shinbun, successivamente in volumi pubblicati dalla Asahi Shinbunsha, infine da Kodansha; "Shouchan no bouken" si stacca dalla striscia umoristico/satirico/sociale importata con storie lunghe e con argomenti del tutto diversi, narrando i viaggi avventurosi di un personaggio dall'età indefinibile, Shouchan, e della sua "spalla", uno scoiattolo parlante.
Shouchan viene pubblicato sia in bianco e nero che a colori, in volume.

Quello che si nota immediatamente guardando questo fumetto è una straordinaria somiglianza con il lavoro di Hergé.
Oltre alla composizione della coppia: un uomo e uno scoiattolo il fumetto degli autori giapponesi, un uomo e un cane nel fumetto dell'autore belga; la "linea chiara" e l'uso dei colori.
Pur avendo in comune il tema del viaggio, la somiglianza con il lavoro di Hergé si ferma qui. Mentre Ten Ten prende la strada dell'avventuroso investigativo, Shouchan è sì avventuroso ma fantastico.
Inoltre Hergé abbandona la didascalia a corredo della vignetta che invece è costantemente presente nel lavoro dei colleghi giapponesi.

Talvolta ricordando le favole di Miyazawa Kenji, spesso, se non sempre, toccando i temi del viaggio, talvolta del sogno, senza la raggiungere dimensione geniale e onirica del Little Nemo di McCay.
Molte sono le creature del folklore nipponico incontrate dal protagonista e dalla sua spalla/coprotagonista, moltissimi gli animali parlanti non ancora antropomorfizzati.
Si notano influenze dall'occidente degli anni '20, che si fermano tuttavia al design di qualche personaggio.
Da notare la presenza già in Shouchan no Bouken di numerose sequenze mute, tuttavia spesso poco o per nulla comprensibili
senza la didascalia di corredo.
Particolare menzione va al racconto "Yume" (Sogno), nel quale Shouchan e il suo fido scoiattolo vivono un'avventura onirica interamente muta, disegnata come se si trattasse dell'animazione del "teatro delle ombre": silouette nere su uno sfondo disadorno.
La serie vede, nell'arco della sua serializzazione, negli anni '20, l'introduzione graduale di nuovi comprimari di Shouchan.
Piccoli gnomi dal cappello a punta, soldati greci, amazzoni e centauri: gli autori abbandonano in parte l'immaginario nipponico in favore dell'esotico immaginario occidentale.

Viene progressivamente abbandonata anche la forma "striscia", passando dalla stessa a un originale senso di lettura,
dall'alto verso il basso da destra verso sinistra, ad un senso di lettura più familiare, da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso. Fino a giungere, negli ultimi lavori, a vignette montate in verticale, due per pagina.
L'ultima apparizione di Shouchan no Bouken è datata 1950.
La serie passa al bianco e nero, guadagnando sfondi estremamente dettagliati che ricordano l'arte dell'incisione e una maggiore leggibilità, dal punto di vista puramente visivo, della sequenza delle vignette.
"Emonogatari Shouchan no bouken", nasce nel periodo post "Shintakarajima" (1947), opera del maestro Tezuka Osamu che ha
cambiato il volto del fumetto giapponese.
Riedizione di alcune storie comparse nei sette volumi della raccolta "Otogi Shouchan no bouken", è un fumetto completamente
controcorrente, non seguendo la lezione di Tezuka e raffinando il modello di Shouchan; tuttavia ormai antiquato.

Shouchan no Bouken, nelle sue diverse incarnazioni grafiche, è a pieno titolo il primo fumetto della "scuola" nipponica.
Non ostante sia ancora molto distante da quello che è il fumetto giapponese moderno, cominciano ad intravedersi nelle prima avventure degli anni '20 alcune caratteristiche che saranno proprie della "scuola" a partire da un ventennio dopo.
Interessante notare come il fumetto considerato "padre" del "bande déssinee" francofono e il fumetto considerato padre del "manga" nipponico siano inizialmente molto simili; e come le "scuole" si siano separati progressivamente diventando molto diverse fra loro.
Shouchan animato
Da Shouchan no bouken è stato tratto almeno un cortometraggio animato, muto, datato 1925.
Reperibilità
Credo sia un'impresa ai limiti dell'impossibile trovare i volumi originali editi da Asahishinbunsha sopravvissuti al
tempo e alla guerra.
Più facile ma non molto meno costoso potrebbe essere reperire i due volumi del "Emonogatari Shouchan no Bouken", risalenti al periodo post bellico e quindi presumibilmente stampati in un numero esiguo di copie.
In compenso Shogakukan ha raccolto e ristampato, nella collana Shogakukan Creative, una parte del materiale scelto tra le strisce giornaliere, settimanali e i racconti brevi, in un volume intitolato "Shouchan no bouken".
La resa di alcune strisce, stampate a definizione molto bassa, rende bene l'idea della difficoltà nel reperire materiali di buona qualità.
Le serie che raccolgono le avventure del personaggio di Kabashima, Oda sono:
Note: occhi ed occhioni
Una piccola nota a corredo dello scritto su "Shouchan no bouken". Credo si possa vedere bene dalle tavole d'esempio come nessuno dei personaggi, salvo lo scoiattolo, abbia gli "occhioni" tipici del fumetto giapponese recente.
Caratterstica introdotta da Osamu Tezuka, che da grande appassionato d'animazione Disney li ha mutuati da Bambi.
Quindi, quando ci si chiede del perché i giapponesi disegnino personaggi con occhi così sproporzionati, la domanda corretta da farsi sarebbe: "Perché Walt Disney ha disegnato i suoi animali parlanti con occhi tanto grandi?".
"Kiseijuu" di Hitoshi Iwaaki, pubblicato in Italia con il titolo di "Kiseiju, l'ospite indesiderato", è stato opzionato il 15 di questo mese da una major Hollywodiana. Prevista quindi la realizzazione di un film per le sale cinematografiche.
"Kiseijuu", fumetto horror in otto volumi serializzato in Giappone dal 1990 al 1995 sulle pagine della rivista Afternoon di Kodansha, narra dell'invasione di parassiti vermiformi che penetrando nel cervello delle vittime ne prendono il controllo del corpo uccidendone la mente. Il protagonista , Shinichi Izumi, riesce a salvarsi dall'attacco di uno di questi parassiti, che tuttavia arriva ad "infestargli" un braccio.
L'edizione italiana è stata in parte pubblicata dalla defunta Phoenix, in parte da Magic Press.
Dopo i remake di Ring e Ju-On, l'industria cinematografica Hollywoodiana sembra averci preso gusto nell'attingere dalla vasta produzione horror dell'intrattenimento nipponico.

Anime
Aperti i siti ufficiali di un po' di nuove serie film d'animazione in programmazione nel prossimo futuro:
Cinema
Solo una precisazione prima della recensione. Gran parte della valutazione decisamente positiva che do a questo volume della coppia Sekigawa/Taniguchi, è da attribuire all'ottimo lavoro di compilazione della raccolta. I racconti, da soli, non hanno secondo me il valore che ha la raccolta e la visione d'insieme che presenta.
Una serie di racconti ad omaggiare e rielaborare il cinema noir americano secondo i canoni giapponesi.
Gangster, detective falliti, uomini in cerca di vendetta si affrontano a viso aperto sotto il sole come samurai o come criminali di film demodè, affiancati da prostitute, killer o "dark lady".
Nel racconto, incompleto, d'apertura, il linguaggio fumetto è destrutturato negli elementi costitutivi figurativo e letterario.
L'opera non ha unità, che tuttavia non è stata cercata dagli autori.
La parte figurativa e la parte letteraria descrivono ognuna, nei limiti propri di ciascun linguaggio, la stessa situazione.
La non concorrenza a formare l'unità fumetto fa sembrare l'opera in realtà un confronto tra i due autori, tra due opere diverse che narrano la stessa storia.
Quasi didattico , se vista nell'insieme del volume la sua funzione pare essere quella di presentazione delle singole individualità del disegnatore e dello scrittore che saranno fuse nella collaborazione degli episodi successivi.
I racconti che seguono, formando il nucleo del volume, sono ben "montati" e aggiungono l'omaggio al fumetto francese.
L'unità in questi due episodi è piena, risultato della collaborazione dei due talenti introdotti in precedenza.
Chiude un racconto anomalo. Sceneggiato dall'orientalista francese Alain Saumon, adattato il meno possibile da Sekigawa, presenta un'altra gangster story che si stacca in maniera evidente e netta dalla sensibilità dei racconti precedenti (inevitabilmente anche dalla qualità dei racconti precedenti).
In un gioco di specchi, l'omaggio al cinema occidentale, adattato al canone giapponese, viene riletto da occhi occidentali con risultati interessanti.
La struttura del volume è studiata nella disposizione intelligente delle quattro, disomogenee, storie.
La cura anche nella realizzazione della raccolta, oltre che nella realizzazione dei racconti, aggiunge indubbiamente valore a questo "Tokyo Killers" (in originale "Hotel Harbour View").
voto 7.5

In questi giorni il qui presente blog è stato lo specchio di una certa InAttività. La ragione è semplice, complice un gradito cambio di hardware... ma a chi la racconto?!
Sono stato rapito dagli alieni. Ossia mi sono iscritto ad Ogame, gioco in pieno "stile starcraft" con un tocco di GDR e "socialità" che creano facilmente dipendenza. E dire che di cose da pubblicare ne avrei...
La situazione è perfettamente rappresentata nell'odierna vignetta di Zorflick (di Lui) riportata in piccolo qui sotto perché pubblicità alla nostra gloriosa alleanza: i Bloggers! Quindi, se qualche blog che leggete non viene aggiornato da un po', od è avaro di post nell'ultimo periodo, ora sapete il perché!
Prometto, stasera pubblico qualcos'altro...
Per vedere la vignetta in grande clickateci sopra, così finite a leggerla nel posto giusto :)