La Scuola Internazionale di Comics di Firenze organizza per il 6 maggio, alle ore 15.00 presso la propria sede un'incontro con Jenna McFarlane, grafica e web designer.
Il seminario verterà sui seguenti argomenti:
Si ringrazia la Scuola Internazionale di Comics di Firenze per la cortese segnalazione.

Confermato la produzione di una nuova serie dell'Hellsing di Hirano Kouta, questa volta per l'home video. L'annuncio della decisione arriva da numero di giugno dalla rivista Young King Our's, di Shounengaosha, che ne ospita la versione a fumetti. La serie è prevista per quest'anno.


Sembra di leggere la sceneggiatura di un fumetto giapponese basato sul combattimento.
Riferimenti a "Nausicaa della valle del vento", senza la profondità del lavoro di Miyazaki ed evidenti riferimenti a Berserk; Nihal è una sorta di "guerriero nero" un po' "Battle angel Alita", perseguitata dalle voci dei morti che esigono essere vendicati. Tuttavia il fantasy de "Cronache del mondo emerso" è ben più convenzionale di quello di Miura.
Il tema di fondo è un'idea di pace molto semplice e utopistica.
Naturalmente il cattivo arriva dalla Terra della Notte, guida un esercito nero composto di creature ottenute con la magia, capitanato da cavalieri neri su draghi neri e cerca la distruzione totale senza alcun motivo apparente.
Malvagio per contratto, sperando che nei volumi successivi l'autrice spieghi cosa guida le sue azioni.
Turbamenti e batticuori adolescenziali in scene da shoujo manga. Esili ragazzine forti come Conan nello stereotipo tutto giapponese che le vede in grado di maneggiare enormi spadoni e sfondare muri con magli da fabbro ma incapaci di cucinare.
Guerrieri che combattono ad occhi chiusi per "percepire l'avversario" con l'udito. Nihal è fortissima e riesce a battere ancora ragazzina una decina dei cavalieri più forti senza apparenti difficoltà, però piagnucola nel bel mezzo di un combattimento per la propria vita senza che questo influisca minimamente.
Il Generale dei Cavalieri di Drago (è una località?) è conciato in maniera ridicola, tipico di uno shoujo manga semiserio di ambientazione fantasy. Del resto è a capo di un ridicolo esercito che perdona senza conseguenze gravi una ragazzina capricciosa che diserta, non segue gli ordini e facendo di testa sua rischia di mandare a monte un'intera battaglia.
Si capisce che il protagonista sia importante ai fini della trama. I personaggi tuttavia adottano un'inspiegabile trattamento di favore giusto per via della posizione di Nihal nel cast.
Curioso come un'infatuazione adolescenziale finita nel modo peggiore segni il personaggio più della morte di un familiare.
Buffi lupi che combattono fino alla morte come nelle peggiori partite di qualsiasi gioco di ruolo, cavalli che accorrono come cani quando chiamati e draghi che si comportano come i cavalli dei film.
Colpi di stato compiuti con il sorriso da multietnici Romeo re e Giulietta plebea con buona pace della regina vera che non dice nulla. Pregiudizi abbattuti in un esperimento di convivenza tanto forzato ed estemporaneo che sembrerebbe foriero di sventura. Sogno di pace adolescenziale con tutti a vivere insieme in un unico calderone non ostante le palesi diversità.
Nuovi Re discendenti di macellai che improvvisamente e senza alcuna conseguenza riportano una situazione finalmente di pace, costruita sul sangue ma sempre pace, allo stato precedente. Con la differenza che tutti diventano improvvisamente convinti pacifisti, democratici, si dimettono senza proferir parola e indicono elezioni. Talvolta questo romanzo è di un'ingenuità disarmante.
L'autrice ha qualche problema a concepire il tempo che ci metterebbe un esercito in marcia a coprire la distanza descritta.
Da come si legge "l'esercito nero" dovrebbe essere composto da fanteria meccanizzata, possibilmente dotata di mezzi in qualche modo levitanti sul terreno per impiegare meno di mezz'ora a coprire svariate decine di chilometri.
Del resto il lettore ha qualche difficoltà a capire perché il cattivo di turno si senta in dovere di radere al suolo paesi sostanzialmente annessi e privi di qualsivoglia forza armata. Anzi, paesi che hanno i propri soldati al servizio del potente vicino.
Questo senza che summenzionato esercito provochi disordini alla notizia del dissennato e gratuito annientamento della propria patria.
Un insieme di cliché del manga di combattimento, fantasy e non, cuciti assieme in una storia incentrata unicamente sulla protagonista.
Il romanzo è scritto con uno stile eccessivamente semplicistico, spesso addirittura banale; talvolta l'autrice utilizza una serie di luoghi comuni a mo' di metafora e scivola su cacofonie sfuggite all'editor.
voto: 4.5

Ne vale sempre la pena, ma sta volta qualcosa di più: andate a vedervi la striscia di Eriadan del 26/4... http://www.eriadan.it/
Quasi una presa in giro.
Come si legge nella prefazione a questo volume, "Dynamic robot wars" è il risultato dell'asseblaggio di alcuni albetti di poche pagine allegati ad altrettanti modellini dei robot di Nagai.
Il risultato sono una serie di storie brevi malamente montate dove i vari Mazinger, Getter Robot, Grendizer e Jeeg si scontrano con un'enorme e capricciosa creatura biomeccanica proveniente dallo spazio esterno mossa dalla volontà di distruggere l'intero universo. Volontà spiegabile solo come pretesto per lo scontro.
Di quello che rendeva interessanti le serie nagaiane non è rimasto nulla. In compenso sono rimasti lati negativi quali l'incredibile ripetitività delle trame e delle situazioni, come nei peggiori remake ai quali l'autore ci ha ormai abituato.
Se a questo aggiungiamo un Ken Ishikawa svogliato e decisamente sottotono, neppure il "dream team" dei robot al gran completo può giustificare un tale scempio.
voto: 3.5
Domani 27 aprile alle 18.30, presso il Museo dell'automobile di Torino, verrà inaugurata: "Bruno Bozzetto: cinquant'anni di cartoni animati", mostra/omaggio dedicata alla carriera di uno dei maggiori animatori italiani.
L'esposizione, curata da Dino Aloi, presenterà bozzetti, studi dei personaggi, storyboard, schizzi, pubblicazioni, animazione. Prevista la proiezione dei lavori più significativi.
Per maggiori informazioni: http://www.bozzetto.com/comunicato.htm
Apre il sito congiunto del film di xxxHolic e Tsubasa Chronicles delle CLAMP.
"XXXHolic - Manatsu no yoru no yume", prodotto da Production I.G., sarà presentato al pubblico in agosto. Alla regia Mizushi Matsutomu.
La parte di "Tsubasa Chronicle Nendaiki - Torikago no kuni no Himegiki", anch'esso prodotto da Production I.G. è ancora chiusa.
Sito ufficiale: http://www.holic-tsubasa.com/

Un tributo a Ikki Kajiwara a 18 anni dalla morte. Sul "men's magazine" FLASH di Koubunshadel 25/4, una selezione di autori ha ridisegnato alcune delle scene più famosee importanti di Ashita no Jo.
Itagaki Keisuke (Grappler Baki), Hasono Fujihiko (Gallery Fake), Hanyuyuu Jun (Koi no Mon), Egawa Tatsuya (Deadman, Golden Boy), Ikegami Ryuuichi (Strain, Crying Freeman), si sono alternati alle matite per rendere omaggio al maestro.
La rivista mensile Afternoon è forse il periodico a fumetti di maggior interesse pubblicato dal colosso dell'editoria giapponese Kodansha.
Afternoon Chronicle 1987-2000, previsto per settembre, è un volume di celebrazione della rivista che è prossima (ancora due anni...) a festeggiare il ventennale; ad essere raccolti sulle sue pagine, i 45 lavori di altrettanti autori pubblicati dal mensile e un libretto con l'intervista a Matsumoto Taiyou, Toume Kei (Kurogane, Hitsuji no uta) e King Gonta.
La brutta notizia, a parte il prezzo non proprio accessibile di 6300yen, è che, a quanto pare, sarà possibile acquistare il volume esclusivamente su prenotazione, esclusivamente tramite il sito di Kodansha o tramite ordine telefonico, esclusivamente per il territorio giapponese.
Cambiano gli autori ma si tratta sempre di opere che sfruttano personaggi di Go Nagai. d/visual annuncia una nuova collana intitolata "Gooo Respect!" che raccoglierà le gesta di personaggi dell'autore giapponese affidati ad altri.
I titoli annunciati sono: Shutendoji - L'Avvento del Male", di Masato Natsumoto, "Mao Dante" di Akira Fuga, "Kekko Kamen R" di Tatsuya Egawa e "Kekko Kamen P", "Cutie Honey Seed" e "Cutie Honey a Go-Go" e "Mazin Angels", fumettu interamente dedicato alle eroine delle serie robotiche di Nagai.
La collana alternerà i vari titoli e partirà presumibilmente il prossimo autunno.
Quella che segue è una lunga recensione del recente volume pubblicato da Nord: "La rocca dei silenzi" dell'autore italiano Andrea D'Angelo. Rileggendo e riorganizzando gli appunti mi sono accorto di essere forse stato un po' duro... e dire che la lettura mi aveva lasciato una buona impressione. Pazienza. Come di consueto questo articolo viene pubblicato anche sulla fanzine.
Che ci fanno dei personaggi di R.A. Salvatore, un guerriero umano, un nano con l'ascia bilama che garantisce una rasatura
migliore e un elfo oscuro in una casa stregata sull'Himalaya?
Nulla a che vedere con i romanzi di cui sopra o con qualsiasi novelization di avventura del gioco made in Tsr (ora WotC), per carità!
Tuttavia tiro in ballo Ad&D perché si tratta di un romanzo che sembra ricalcare un'avventura per il famoso gioco di ruolo fantasy.
Innanzi tutto per via delle motivazioni della "missione", talmente deboli, campate per aria e per nulla convincenti, che paiono scritte da un dungeon master con poche idee sul come cominciare a cui serve un pretesto per ficcare i personaggi nel dungeon progettato.
Naturalmente, e fortunatamente perché si tratta di un romanzo, chi offre il lavoro ha altre motivazioni; che agli avventurieri, e inizialmente al lettore, non vengono inimamente spiegate.
Poi, la rissa in taverna! Anche i dialoghi tra i reclutatori e i candidati alla missione sembrano il tipico botta e risposta durante una partita, quando si convincono, con pochi argomenti, i personaggi a partecipare.
L'acquisizione dell'esperienza e il tempo per il "passaggio di livello" di modo che le creature una volta inarrestabili diventino improvvisamente alla portata; questo romanzo parla il linguaggio del GdR, del regolamento, con nani armati d'ascia che non sono "guerrieri" ma nani come nella prima edizione di D&D con la scatola rossa.
Il terzo capitolo, malamente montato, è formato da tre racconti completamente slegati fatti a pezzettini e cuciti insieme presentando personaggi assolutamente stereotipati nelle "classi" dei giochi di cui sopra.
Una cospirazione che cospirazione non è, una variante fantasy dello scienziato pazzo (lucido) che gioca a fare il dio vivisezionista (l'isola del Dr. Moreau docet). Complice il fatto che sia costantemente d'attualità, si tratta di un tema che ormai ha natura di routine.
Cambiano i mezzi ma non cambia l'origine della paura e del timore. Un esercito di "super" creato in laboratorio che fa un po' invasione degli ultracorpi.
Non è la paura della mutazione incontrollabile alla quale si fa appello ma l'orrore per la pratica stessa che produce la mutazione, di fronte all'ignoto e la violazione del corpo che colpisce nell'intimo.
Tuttavia la creazione che si rivolta contro i propri padri profanatori c'è, dai tempi di Mary Shelley, e quello della Rocca dei Silenzi è fantasy mischiato a un horror piuttosto convenzionale.
Convenzionale anche nel finale: nel dirci come dopo tutto quanto successo, nulla sia cambiato, utilizza stereotipi da film fantahorror di serie B fatti di mostri di gomma e sfondi di cartapesta.
Come bonus una delle investigazioni più maldestre e inutili che ricordi; potentati al vertice della piramide che si espongono in prima persona conducendo le indagini in base alle proprie sensazioni. Uno Sherlock Holmes psicanalista che dovrebbe cambiar mestiere.
A differenza di molti altri romanzi non ci si trova a leggere le gesta di un gruppo di personaggi per qualsiasi motivo affiatati.
Il gruppo "non gruppo" si forma dopo una preliminare "selezione".
La quasi totalità dei componenti ha motivazioni personali e nessun motivo di legame con gli altri. Spesso ci sono più motivi di conflitto, frutto delle vicende descritte.
Si ha l'impressione che questo romanzo trasudi rabbia; sono rari i dialoghi che non siano conflittuali o in qualche modo non sembrino "urlati".
Dialoghi spicci, da film d'azione americano. Tutti sono estremamente (eccessivamente?) diretti.
Apprezzabile il fatto che i personaggi parlino un possibile linguaggio corrente, il "linguaggio della gente". Tuttavia non pare adeguato per nulla che maghi, quindi studiosi con una cultura e un'istruzione di alto livello, parlino come Bruce Willis in Die Hard, talvolta insultandosi apertamente, utilizzando quindi il più basso livello di linguaggio raggiungibile prima delle botte.
Personaggi facili nei quali è semplice riconoscersi e riconoscere un proprio simile.
La psicologia è importante ai fini della narrazione ma non sempre all'intreccio. Il "capogruppo" psicanalizza i propri compagni ma questo non pare abbia alcun influsso sulle sue decisioni.
La visita al dungeon è un susseguirsi di mostri di vario tipo.
Fortunatamente la spedizione nella Rocca dei silenzi è anche un'esplorazione nelle profondità della psiche dei personaggi che affrontano, uno ad uno e quasi tutti, i proprio fantasmi oltre che le orribili creature nei cunicoli delle segrete.
Come si legge nella postfazione il romanzo presenta alcuni temi sottesi. Oltre a quelli elencati dall'autore se ne trovano altri.
La Natura che si rivolta alla profanazione. Facendolo però in chiave fantasy, ossia servendosi dei suoi fedeli tra gli
umani.
Il tema più forte, oltre a quello dell'orrore per la natura violentata nell'intimo, è quello della libertà. Ammothàd l'orrore che libera dalle illusioni in cui i personaggi sono immersi, dalle prigioni costituite dai loro sogni, divenuti incubi.
Temi sottesi dal gusto adolescenziale per quello che sono e per come vengono trattati, ossia in maniera diretta con un solo livello di lettura. Pensare con la propria testa, libertà, fino alla fatidica domanda sul cosa voglia dire credere in qualcosa.
Di certo tutto questo rende più facile la lettura e la fruizione dei messaggi, ma rende anche il romanzo meno interessante.
Altro tema, la relatività dell'interpretazione delle cose, è resa in modo altrettanto diretto ed è talmente forte da essere ripetuta anche quando non serve. Talvolta si ha l'impressione di leggere precisazioni che starebbero bene in una discussione su usenet.
Lo stile di D'Angelo è scorrevole e piacevole; tuttavia il romanzo è viziato da incertezze che sarebbe meglio non aver visto.
L'autore indulge in ripetizioni di parole e nello scrivere di personaggi e azioni che non introdotte al lettore; a causa di ciò talvolta capita che non si riesca a capire chi o cosa stia eseguendo l'azione descritta, neppure proseguendo con la lettura.
Il cambiamento di punto di vista all'interno del capitolo e, particolarmente, all'interno dello stesso paragrafo è sempre spiazzante e mal condotto. Quando questo accade la narrazione è oltremodo confusa.
Capita anche, nel corso della lettura si abbia l'impressione, per via della scelta di alcune parole, di consultare un manuale tecnico. Sensazione rafforzata da descrizioni sostituite da definizioni di poche parole.
La rocca dei silenzi non è certamente un romanzo epico. Le ragioni che spingono all'avventura e i gli obbiettivi non lo sono, pur essendo ricalcato sul Ad&D con avventurieri di professione.
Tuttavia gli "avventurieri", al di fuori del GdR non hanno ragione d'essere, come i super eroi fuori dal loro mondo di super cattivi dove le città vengono devastate dal loro intervento ma nessuno ci fa caso. Sono buffi, fuori posto.
Fortunatamente, in questo romanzo, i personaggi sono adeguatamente approfonditi e mossi da motivazioni che, a parte rari casi, fa passare il loro "essere avventurieri" in secondo piano.
Si nota come il fantasy sia in effetti un mero mezzo per ambientare e raccontare la storia.
Qualsiasi altra ambientazione sarebbe adeguata a fare da sfondo alla narrazione.
Un romanzo di facile lettura e di contenuti facilmente accessibili. Con qualche incertezza di troppo.
Il punto forte dell'autore sono sicuramente i personaggi, la loro psicologia, la loro evoluzione e crescita.
voto 5
