Quello verso la letteratura fantasy è per me un riavvicinamento dopo anni di frequentazione a solo scopo ludico. In questo periodo mi sto divertendo a recuperare e a leggere i romanzi dei quali avevo sempre sentito parlare ma mai avevo visto.
Scrivere che l'opera di Jordan assomiglia a quella di Tolkien per certi versi, è sicuramente una banalità oltre che essere superfluo. La Ruota del tempo, per quello che ho potuto leggere fin'ora, fa innegabilmente parte della corrente scaturita da LOTR ed è quindi naturale che lo ricordi. Il ricordarlo, inoltre, non va certo a discapito del libro di Jordan.
Ho provveduto a chiarificare un passaggio della recensione de "L'occhio del mondo", che poteva fuorviare sembrando quello che non era: un confronto.
In attesa di una visione d'insieme migliore.
Dopo la tremenda riconferma de "La lega degli straordinari Gentlemen" di Alan Moore, il secondo volume di un'altra saga dell'autore inglese.
Una piacevole riconferma questa volta, che dimostra l'intero potenziale delle intuizioni di Moore. Qui la recensione.
Certo che se non dico cos'è... si tratta di Swamp Thing: Amore e morte.
Visto che ho la pessima abitudine di usare più di un nick e, giustamente, mi hanno fatto notare che la cosa genera qualche confusione, una volta per tutte:
park ave -> StarPig -> Claudio Dondoglio (ehi, questo non è un nick! :D) sono la stessa persona.
Un primo sguardo al primo volume di Termite Bianca: "Dagli abissi" di Marco Bianchini, Marco Santucci, Patrizio Evangelisti.
Solo una sfogliata alle prime pagine e mi sono trovato di fronte a una scena d'azione purtroppo piuttosto discutibile da diversi punti di vista. Peccato, spero che le prime pagine non siano indice della qualità del resto del volume.
Un piccolo appunto per quanto riguarda la confezione: ho notato che da qualche tempo i volumi di Pavesio hanno la fastidiosa caratteristica di una copertina che tende ad "imbarcarsi".
Non so Red Hand, che ho avuto la malaugurata idea di prendere in francese la scorsa estate, ma Mayapan presentava già lo stesso difetto.
Ora anche Termite Bianca. Elias il Maledetto, altro volume uscito in questi giorni, sembra rilegato meglio ma siamo al limite... magari sono copie sfigate solo le mie.
Qualcuno si è mai chiesto che cosa fosse il fumetto giapponese prima del Shintakarajima di Osamu Tezuka; prima del 1947?
Difficile farsene un'idea da qui. La cose più vecchie pubblicate in Italia se non mi sbaglio sono state Ashita no Jo e l'Uomo tigre, ambuedue del periodo '60 '70 e quindi post Tezuka. (qualcosa del 1940 c'è... Tezuka! :D)
Prima del manga, prima del gekiga, cos'era il fumetto giapponese? Qui cominciano i guai, per la quasi totalità di assenza d'informazioni che non siano in lingua giapponese. Ma anche se si conosce la lingua, a quanto pare, nulla o quasi nulla del periodo pare sia stato ristampato dopo gli anni sessanta.
Una vaga idea di cosa sia stato ce la si può fare con Sazaesan di Machiko Hasegawa del quale esiste una versione bilingue inglese/giapponese edita da Kodansha. La Hasegawa, contemporanea di Tezuka, è un'autrice dell'equivalente giapponese della striscia umoristica anglosassone, quello che poi sarà chiamato 4koma.
La restrizione a tale genere è sicuramente limitativa, anche se il montaggio verticale con un numero di vignette da due a cinque per pagina è molto utilizzato nel fumetto pre Shintakarajima. Nello stesso Shintakarajima la tavola è montata con serie di quattro vignette verticali molto strette (per richiamare all'animazione e al cinema?).
Un'altra idea ce la si può fare con Lost World, opera giovanile in due volumi dello stesso Tezuka, per rimanere alle cose facilmente reperibili seppur in lingua originale. Conservando il montaggio verticale, mostra però una storia lunga dal sapore avventuroso.
Sazaesan è del '46, un anno prima della rivoluzione di Tezuka. Lost world è presumibilmente degli anni '30/'40 (una cosa che odio delle edizioni giapponesi è l'assenza di indicazioni di una data di prima pubblicazione).
Tutto qui? Direi di no.
La forma dei fumetti come Sazaesan risale all'ottocento, quando in Giappone vennero importati il format satirico ed il canone stilistico europeo e americano, subito adottati ed adattati alla forte tradizione locale.
Tuttavia questo non era certo l'unico format allora esistente. Molti sono i personaggi pubblicati in storie più lunghe, con tavole montate in maniera diversa anche se prevalentemente verticale, non dissimile a quella di molti fumetti posteriori, senza, naturalmente, l'utilizzo dinamico della gabbia.
Fumetti per lo più avventurosi e rivolti ad un pubblico di bambini. Norakuro di Suihou Tagawa è forse il più famoso (sembra che sia passata la versione animata anche in Italia con il titolo di " Avventure, disavventure e amori di Nero, cane di leva ").
Questa serie, cominciata nel lontano '31, ha avuto un tale successo in patria da far produrre, allora, una serie impressionante di gadgettistica legata all'immagine del personaggio.
Con Norakuro siamo ancora fortunati: nel 1969 Kodasha ha ristampato la raccolta in 10 volumi della serie e, a quanto pare, è reperibile nel pazzo pazzo mondo del collezionismo con cifre ancora "ragionevoli", intorno ai 20000 yen per l'intera serie.
Ma se si vuole dare un'occhiata alla storia di 150 pagine datata '40: Kasei Tanken (spedizione su Marte) di Asahi Tarou e di Oushiro Noboru, o al Bouken Dankiji di Keizou Shimada del lontano '34 dubito che si possa essere così "fortunati".
A quanto pare, in Giappone non c'è nessuno come la monumentale Fantagraphics books, e neppure come la Checker. Qualcosa si sta muovendo, con gli ormai numerosi servizi di "print on demand" che offrono ristampe a prezzi ragionevoli di manga e gekiga non più ristampati da tempo. Tuttavia le ristampe non interessano titoli precedenti allo "story manga" (in compenso includono i titoli pubblicato dalla rivista Garo, compresi quelli, introvabili sul mercato giapponese, di Hideshi Hino, le introvabili opere meno famose di Ishinomori Shoutarou e tante altre cose carine... per rendersi conto che Dash kappei non è assolutamente il primo del suo genere e che i giapponesi sono maniaci di baseball da tempo immemore per esempio).
Che fare allora? Non rimangono che i libri che ne parlano:
"Manga manga! The world of japanese comics" di Frederk L. Schodt, Kodansha international, 1986
e, per chi può leggere il giapponese, ma interessante anche solo da sfogliare:
"Manga daihakubutsukan 1924-1959" di Leiji Matsumoto et. al., Shogakukan, 2004
In quest'ultimo si vedono molte molte cose interessanti, come la forte contaminazione dal fumetto anglosassone nel dopoguerra, che sarebbe interessante indagare a fondo.
Da oggi in avanti: fumetto giapponese, questo sconosciuto!
Online la recensione de "L'occhio del mondo" di Robert Jordan.
Per quanto ho potuto leggere fino a desso Le Guin batte Jordan 1-0.
Online due recensioni di film recenti: Birth, dell'uomo con più personalità della storia e Saw - L'enigmista di CuloPesanteMacchan.
Che poi abbia tardato a pubblicarle, beh, Macchan non è il solo ad avere il culo pesante :D
Finalmente disponibile la recensione, fresca e fumante, dell'ultimo topolino di Alan Moore.
La lega degli straordinari Gentlemen, volume 2, è di sicuro la peggior produzione di questo bravo autore inglese.
Non sono bravo come Macchan a carpire l'essenza dello schifo ma...
Chicks on speed? Pollastre in anfetamina ?! O "Pulcini su velocità"(???) secondo il traduttore automatico?
Una versione femminile dei Beastie Boys con l'ironia dissacrante tipica di un trio di donne a ruota libera.
Con il sito più insopportabile di tutta la storia di Internet. Très pop. Honto ni
Una dimostrazione che ormai il fumetto abbia dimensione d'arte con tutto ciò che comporta a contorno?
Che anche il fumetto, finalmente, abbia le proprie star, con uno stuolo infinito di fan, anzi, con uno stuolo infinito di critici pronti a strapparsi i capelli e a staracciarsi gli abiti di fronte a qualsiasi manifestazione dell'essere del proprio beniamino.
Emblematico il caso di Alan Moore, che, assurto al ruolo di artista indiscusso, in un'imitazione cinica del principio di appropriazione non si appropria di ciò che la vita produce spontaneamente, ma si appropria di opere altrui apponendovi la sua firma e partorendo un topolino; lui, gigante per definizione.
Naturalmente la critica è in visibilio.
Altro che opere a metà di Schifano! Altro che "Merda d'artista"!
Mi sono deciso a fare un restiling delle pagine della fanzine che non ne potevano più, tra la grafica che non mi convinceva per nulla e la mole di complicazioni inutili nel codice con stratificazioni di due anni circa.
Restling solo grafico, che con la mole di pagine mi porterà via un sacco di tempo... mySQL diventa sempre più allettante...
Come promesso qualche tempo fa mi accingo a documentare il pessimo adattamento che stanno subendo alcune opere di Nagai Go recentemente ristampate.
Come già accennavo, la casa editrice ha deciso, dopo l'esito di un sondaggio, di non adattare le onomatopee. Il non adattamento non si ferma a questo...
Cominciando con Shutendoji, dal numero 3 recentemente distribuito:

Il nostro Shutendo ha appena afferrato il mostro che lo ha perseguitato per un po'. Ma cosa sta facendo?
D'accordo, lo mette fuori combattimento, il risultato non cambia, ma Nagai mettendo quell'onomatopea voleva dirci qualcosa in più.
C'è di meglio. Devilman, scontro con Jinmen, questa è la tavola finale:

Strani simboli nella notte. I più attenti potranno confrontare i simboli con quelli della tavola precedente scoprendo che è il suono che Devilman produce cercando "sgusciare" il demone tartaruga Jinmen, che poi emette un urlo lacerante, anche questo non adattato. L'urlo lacerante e agghiacciante del demone barbaramente ucciso è un simbolo muto che attraversa la notte.
Ma c'è ancora di meglio! Sempre in Devilman, sempre lo stesso scontro, tra il Nostro e la Tartaruga:

Meno male che è Akira stesso a dirci che quelli nella vignetta di sotto sono lamenti! Altrimenti potremmo pensare a Jinmen come una tartaruga flatulenta.
Inoltre, non si tratta di semplici grida e lamenti, ma si legge anche un "Aiutatemi!", un "Mamma!" e così via. Fosse l'unico episodio del genere in devilman, ce ne sono altri di testi non tradotti perchè fuori dai baloon. Cos'è, ora non si traducono neppure più i dialoghi?
Pare proprio così, il massimo lo si raggiunge in Cutey Honey 21:

Questa è l'edizione italiana, non quella giapponese... eppure... che ci fa quel segno non tradotto? Ah, ci spiega la noterella a bordo pagina che in giapponese "morte" e "quattro" si dicono con lo stesso suono. Ma a che senso ha non tradurre addirittura il dialogo!? La nota esplicativa avrebbe avuto la medesima funzione anche se nel baloon ci fosse stato scritto un "morte morte morte morte morte!".
Insomma, Nagai, soprattutto Devilman, ma qualunque autore, meriterebbe un trattamento migliore di questo che non fa altro che rendere poco comprensibile, incomprensibile od oscuro quello che in origine così non era.
In alternativa si consiglia agli appassionati di studiare l'alfabeto sillabico katakana, hiragana, qualche kanji che non si sa mai e di studiarsi la pletora di avverbi onomatopeici tipici della lingua giapponese. Insomma, di studiarsi il guapponese e leggere i volumi in lingua originale.
O, per quanto riguarda Devilamn, procurarsi le edizioni precedenti nel pazzo pazzo mondo del collezionismo (vedi il post precedente).
Altro che non ribaltamento!
Marvelman, poi ribattezzato Miracleman. Proclamato da più parti capolavolo di Alan Moore, dove, pensate, c'è persino un parto! Ohibò, bisogna leggerlo!
C'è un problema: il volume è fuori catalogo e non più ristampato da tempo per problemi di beghe legali: Quindi? Il pazzo pazzo mondo del collezionismo, dove tutto diventa arte perchè acquista il valore di un Van gogh!
Limitandosi alla sola amazon.com, con i suoi z-shop e quant'altro: volume due e quattro, di Gaiman non di Moore il quarto, tutto bene. Forse te li trovano loro senza rapinarti.
Poi? Volume 1: 145 dollari. Sticazzi non è poco. Ma ora viene il bello, con il volume 3: 750 dollari!
Quindi? Capolavoro indiscusso, sulla parola.
Il quartiere che ospita il cimitero monumentale di milano e la Fabbrica del vapore non poteva essere cornice migliore per la mostra dedicata a Dave McKean.
Collage architettonico di edifici fuori posto, edifici che sanno di ventennio e vecchie fabbriche domenicalmente dismesse, la stratificazione della street art sui muri, i mille manifesti tutti uguali ordinatamente incollati uno di fianco all'altro e sopra mille altri, gli adesivi sui muri e sui pali dove meno te lo aspetti di fianco ai cartelloni pubblicitari incollati nei loro posti, o i posti dei cartelloni pubblicitari bianchi colonizzati da arte indigena laciata a metà. E l'antro spettralmente illuminato di via Bramante, che fa una leggera curva sparendo nel nulla.
Quale luogo migliore per una mostra surrealista di un vero museo spontaneo all'aperto?